Storia e guida della Valle dei Templi di Agrigento (orari e costo biglietti)

Ai piedi della città di Agrigento, occupando una superficie di circa 1300 ettari, sorge il sito archeologico più grande al mondo e tra i più straordinari della Sicilia, il Parco Archeologico della Valle dei Templi, dichiarato dall’Unesco Patrimonio dell’Umanità dal 1997.

Tuttavia la periferia della città moderna, addossandosi all’incantevole campagna che avvolge l’intera valle, compromette in parte lo splendore degli antichi resti giunti fino ai giorni nostri.

Durante l’anno sono diverse le manifestazioni teatrali e culturali che si svolgono con la suggestiva cornice della Valle dei Templi, come il cinema archeologico, gli spettacoli durante l’estate, le aperture serali e la Sagra del Mandorlo in Fiore a febbraio.

La Storia e le origini della Valle dei Templi di Agrigento

È qui che venne fondata l’antica Akragas: sulla collina a nord, era coperta dalla Rupe Atenea e dal Colle di Girgenti, sede dell’acropoli; su un’altra collina meno elevata a sud (il termine “Valle” in effetti è un po’ fuorviante), si estendeva con i santuari monumentali; nella zona centrale sorgevano il centro abitato e gli edifici pubblici.

I Templi risalgono al V secolo a.C. e sono costruiti in stile dorico con l’utilizzo del caratteristico e fragile tufo arenario, molto utilizzato ad Agrigento, un tempo protetto da un rivestimento di marmorino vetrinato, poi dipinto di blu e rosso vivo. Vennero successivamente saccheggiati e incendiati dai Cartaginesi nel 406 a.C. per essere successivamente restaurati dai Romani a partire dal I secolo a.C.

La collina su cui possiamo ammirare i resti dei Templi in tutta la loro bellezza è oggi divisa in due sezioni: la zona orientale, che rappresenta senza dubbio la parte conservata meglio e maggiormente godibile dell’intera valle dei Templi, e una zona occidentale, più confusa e nascosta. Il Parco archeologico comprende, inoltre, tre santuari, una grande concentrazione di necropoli, il giardino di Kolymbethra, gli Ipogei, il campo dell’Olympeion, una parte del quartiere ellenistico romano, dove troviamo l’Ekklesiasterion e il Bouleterion, fino ad arrivare all’area in cui è stato recentemente ritrovato il Teatro Greco dell’antica Akragas.

Valle dei Templi – La guida con tutti i riferimenti storici dei Templi del Parco Archeologico di Agrigento

Incamminiamoci lungo l’antica via Sacra e seguiamola fino ad arrivare al ponte pedonale, sulla destra, che supera le tombe rupestri raggiungendo il Tempio di Ercole o Eracle (circa 510 a.C.), il tempio più antico e secondo per grandezza. Distrutto da un terremoto, delle 38 colonne originali, tra i residui pietrosi del tempio, è oggi possibile vederne solo 8 più una mezza rialzate nel XX secolo e che mostrano i segni dell’incendio del 406 a.C.

Tempio di Ercole o Eracle
Tempio di Ercole o Eracle

Orientando lo sguardo a sud si erge una costruzione indicata come la tomba di Terone, che secondo alcuni rappresenta il sepolcro del tiranno che governò Akragas nel V secolo a.C., secondo altri un mausoleo romano eretto in memoria dei soldati morti durante la seconda guerra punica (218-202 a.C.) oppure durante l’assedio di Agrigento (262 a.C.). Torniamo sulla strada principale e proseguiamo oltrepassando la Villa Aurea sulla destra. Si tratta di una villa ottocentesca dove visse, fino alla sua morte avvenuta nel 1933, l’inglese Alexander Hardcastle, cittadino onorario di Agrigento per aver finanziato parte degli scavi dell’antica Akragas. Dal sentiero che costeggia la villa raggiungiamo le catacombe (zona sepolcrale ipogea) e la necropoli greco-romana e già intravediamo l’attrazione meglio conservata del sito e seconda in Europa solo al Theseion (o Tempio di Efesto) di Atene. Si tratta del Tempio della Concordia che, posto sull’altura, staglia l’orizzonte e offre una vista eccezionale sul mare. Il tempio giunge integro fino ai giorni nostri grazie alla trasformazione in chiesa cristiana nel VI secolo d.C. Costruito intorno al 430 a.C., non si sa a chi fosse dedicato e deve il suo nome da un’iscrizione latina ritrovata nelle vicinanze.

La guida per visitare il Parco Archeologico della Valle dei Templi
Tempio della Concordia

A nord del tempio troviamo i resti di una necropoli paleocristiana e bizantina cui appartiene la necropoli ipogeica denominata Grotta Frangipane, il più importante complesso catacombale agrigentino. Poco oltre, sulla sinistra, sorge l’Antiquarium di Agrigento Paleocristiana (Casa Pace), dedicato alla storia delle tre chiese paleocristiano ritrovate nei dintorni del sito. La via Sacra continua attraverso la campagna, ricca di ulivi secolari e che si tinge di rosa tenue quando i mandorli sono in fiore, fino a giungere ai suggestivi e semi-distrutti resti collinari del Tempio di Giunone Laciniao o Hera (circa 460 ac), in cui si celebravano le nozze con il sacrificio di un’agnella alla dea. Delle 34 colonne originali ne rimangono oggi solo 25 che mostrano i segni dell’incendio del 406 a.C.

Tempio di Giunone Lacinia (o Hera)
Tempio di Giunone Lacinia (o Hera)

I resti del Tempio di Zeus e la riproduzione di un Telamone dell’Olympeion

Tornando indietro procediamo con la visita della zona occidentale del sito attraversando la Porta Aurea: sulla destra si vedono i resti di un enorme altare sacrificale, dove venivano immolati fino a 100 buoi alla volta. Poco oltre si estende una vasta spianata, dominata dal campo dell’Olympeion, in cui sono le rovine del Tempio di Zeus (o di Giove) Olimpio eretto per ringraziare Zeus a seguito della vittoria degli agrigentini sui Cartaginesi ad Himera.

Si trattava del più grande luogo di culto dorico del mondo greco ed incomparabile nell’architettura per il suo genere: 113 metri di lunghezza, 56 metri di larghezza, colonne che raggiungevano 15 metri di altezza che sorreggevano delle sculture gigantesche di oltre sette metri e mezzi, i cosiddetti Telamoni dell’Olympeion, che a loro volta  sostenevano l’architrave portando l’altezza complessiva del tempio a più di 30 metri. Oggi sul sito è visibile una riproduzione distesa del telamone, mentre è possibile ammirarne un esemplare originale presso il Museo Archeologico. Le colossali dimensioni dei templi sono tuttora intuibili visti gli enormi ammassi di pietre che ancora sono presenti sul sito sebbene che gran parte di esse è stata prelevata nel XVIII secolo per costruire la limitrofa Porto Empedocle.

Tempio di Giove (Zeus) e il Telamone.
L’area del Tempio di Giove (Zeus) e il Telamone

Proseguendo verso ovest e superate le rovine di porta V, si accede all’area del Santuario delle Divinità Ctonie ovvero divinità della terra, dedicato a Persefone (Kore) e sua madre Demetra (Cerere), protettrici della fertilità e dell’agricoltura. L’area sacra dedicata al culto delle due dee è suddivisa in tre terrazzi adiacenti in uno dei quali emerge il monumento più importante del Santuario,il Tempio dei Dioscuri o di Castore e Polluce, di cui sono visibili 4 colonne con sovrapposta trabeazione frutto di un restauro del 1836 che ha compromesso l’aspetto originario in quanto risultanza dell’unione di resti di altri templi ed edifici di epoche diverse.

Tempio dei Dioscuri o di Castore e Polluce
Tempio dei Dioscuri o di Castore e Polluce

Poco più a sud si trova il cosiddetto Tempio L, di cui restano solo la trincea di fondazione e tamburi di colonne; inoltre sono visibili le rovine dell’altare sacrificale posto davanti al tempio all’estremità occidentale del terrazzo. Volgendo lo sguardo a nord, in lontananza, sorgono le poche rovine del Tempio di Efesto (Vulcano) separato dal Santuario delle Divinità Ctonie dalla vallata naturale della Kolymbethra, l’antica piscina realizzata durante il V sec. a.C. per irrigare. La vasta area verde si estende all’interno della Valle dei Templi per circa cinque ettari ed è delimitata da naturali pareti di tufo; dopo un lungo abbandono, è stata recuperata dal FAI a partire dal 1999 che ha provveduto al ripristino della vegetazione di un tempo restituendo alla Valle dei Templi anche il suo originario valore botanico e agrario, oltre alla scoperta di alcuni ipogei.

Facevano parte del complesso dei templi anche:

  • il Tempio di Atena Lindia e Zeus Atabyrios (come testimoniato da Polibio), identificato con il tempio dorico a ridosso del quale è stata costruita l’attuale chiesa di S. Maria dei Greci nel centro storico di Agrigento;
  • il Tempio di Asclepio (o tempio di Esculapio), dio greco della medicina, del V secolo a.C., costruito fuori dall’abitato urbano dell’antica Akragas all’interno del santuario dello stesso dio, era luogo di pellegrinaggio dei malati in cerca di guarigione;
  • il Tempio di Iside costruito dai Romani tra il I-II secolo d.C. in contrada S. Nicola, nell’area del terrazzo settentrionale dell’agorà superiore di Akragas.

Il Museo archeologico e la chiesa di San Nicola con il Sarcofago di Fedra

Percorrendo la strada provinciale verso Agrigento, ad un km dalla Valle dei Templi, è visibile un’altra area monumentale appartenente al Parco, situata a nord della collina: si tratta del poggio di San Nicola, sul quale sorgono il Museo Archeologico Regionale, realizzato negli anni ’60 nel posto in cui sorgeva l’agorà superiore di Akragas e ricavato dei resti di un monastero medioevale cistercense, e la chiesa di San Nicola.

Costruita nel XIII secolo dai Cistercensi sui resti di qualche edificio storico (alcuni ipotizzano il cosiddetto Palazzo di Falaride) seguendo lo stile gotico-romanico, la chiesa di San Nicola presenta una facciata molto semplice in cui si risalta al centro tra due piloni lo splendido portale ogivale arricchito da un portone con battenti lignei intagliati a rosette romboidali, realizzato e firmato da Angelo di Blundo nel 1531. La struttura interna è composta da una navata, nella parete di fondo sono visibili cinque arcatelle rinascimentali che riportano degli affreschi del XVI secolo in cui sono ritratte delle figure di Santi.

Tra le opere custodite in questa chiesa ci sono un’acquasantiera del 1529, una statua marmorea della Madonna col Bambino del XVI secolo attribuita a qualche seguace della scuola gaginesca, una tela di S. Diego e storie della vita, di autore ignoto eseguita verso la fine del XVI secolo e nella sagrestia una lunetta affrescata da Innocenzo Pascarella che riporta la data di esecuzione del 1575. Nella chiesa di S. Nicola sono custodito altresì il Crocifisso ligneo, detto “Il Signore della Nave”,ispirazione per lo scrittore Luigi Pirandello che nel 1916 scrisse prima l’omonima novella e negli anni successivi anche l’opera teatrale in atto unico chiamata “Sagra del Signore della Nave”, nonché il pregevole Sarcofago di Fedra, risalente al periodo romano intorno al II secolo d.C. seppur ispirato allo stile dell’epoca precedente dei greci.

Nella stessa area sorge anche parte del Quartiere Ellenistico Romano che comprende gli edifici pubblici della città antica, tra i quali emergono l’Ekklesiasterion (circa IV-III secolo a.C.), una cavea assembleare a forma di theatron portata alla luce durante i lavori di costruzione del Museo Archeologico degli anni ’60 e identificata come la sede dell’ ekklesia (luogo dove avveniva l’assemblea di tutti i cittadini liberi), a cui è in parte sovrapposto l’Oratorio di Falaride, un tempietto di stile romano su di un alto podio, e il Bouleterion (VI sec a.C.), sede del Consiglio della polis, emerso dagli scavi archeologici condotti negli anni ’80. Nei pressi dell’area recentemente sono stati ritrovati i resti del Teatro Greco dell’antica Akragas. Gli scavi e le ricerche sono ancora in corso e si attendono nuove notizie sul completo recupero dell’antico teatro. 

Sull’estremità orientale della Rupe Atenea sorge la chiesa di San Biagio costruita sulle fondazioni del Tempio di Demetra, una costruzione di ordine e in calcarenite locale risale al V secolo a.C., di cui sono ancora parzialmente riconoscibili delle tracce dietro l’abside della chiesa, e del sottostante santuario rupestre dedicato alla stessa divinità (VII-VI sec. a.C.), il più antico di Agrigento, anteriore alla fondazione della città greca, cui si accede tramite una scalinata incavata nella roccia.  La chiesa medievale presenta una facciata semplice con portale a sesto acuto e due monofore ogivali, al cui centro si apre una piccola finestra tonda.

La scheda con gli orari di apertura e le info sul costo dei biglietti

Il Parco Archeologico della Valle dei Templi è aperto tutti i giorni, anche le domeniche e festivi con l’orario continuato 8.30 – 19.00.

Nei mesi estivi sono previste delle aperture serali per ammirare la meraviglia dei templi sotto un’altra atmosfera. Per il 2017 le aperture serali saranno disponibili fino al 17 settembre con apertura nei giorni feriali (da lunedi al venerdì) dalle 19.00 alle 23.00 (ultimo ingresso alle 22.00), mentre il sabato, la domenica, i festivi e i prefestivi l’orario di apertura è dalle 19.00 alle 24.00 (ultimo ingresso alle 23.00).

Per accedere all’interno della Valle dei Templi sono presenti gli ingressi di via Panoramica dei Templi e di Porta V – Sant’Anna, vicino ad ogni ingresso sono disponibili dei parcheggi.

Il costo del biglietto intero è di 10 euro, sono previsti dei biglietti ridotti a 5 euro per una serie di determinate categorie. E’ possibile acquistare anche un biglietto cumulativo che prevede l’ingresso alla Valle dei Templi e al Museo Archeologico al costo di 13,50 euro (ridotto 7 euro).

La prima domenica di ogni mese l’ingresso alla Valle dei Templi è gratuito per tutti.

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