L’autore e il significato di “l’Arte rinnova i popoli…” del Teatro Massimo

Tra le tante curiosità siciliane andiamo a conoscere i possibili autori e il significato della frase che campeggia sul frontone del Teatro Massimo di Palermo: “L’arte rinnova i popoli e ne rivela la vita. Vano delle scene il diletto ove non miri a preparar l’avvenire.”

Una frase dal grande valore sociale e culturale di cui però non si conosce l’autore. Tante, infatti, sono le ipotesi sull’autore della frase che servono ad alimentare i misteri intorno alla travagliata storia del Teatro Massimo.

Il significato della frase “l’Arte rinnova i popoli…” del Teatro Massimo

Nel frontone della facciata di uno dei monumenti più rappresentativi della città di Palermo i più attenti si faranno attrarre dall’epigrafe “L’arte rinnova i popoli e ne rivela la vita. Vano delle scene il diletto ove non miri a preparar l’avvenire”.

Il significato e il riferimento de “l’Arte rinnova i popoli…”, infatti, già dalle prime parole, sembra essere abbastanza chiaro. Una frase che, posta proprio sopra l’ingresso di uno dei teatri più importanti d’Italia, vuole sottolineare la grande importanza dell’Arte e della Cultura nell’impegno e nella crescita formativa della società civile, tanto da avere il potere di rivelare la vita di un popolo.

Queste bellissime parole concedono all’Arte il dovere di stimolare tutti al miglioramento e al rinnovamento per vivere un domani più armonioso attraverso i diversi tipi di intrattenimento (il diletto), il quale viene ritenuto il sale della vita che però deve andare di pari passo con il progredire di un popolo, altrimenti il tutto risulta inutile.

L’arte e la cultura in tutte le loro forme devono tracciare la via da seguire e la loro fruizione è in grado di accendere il motore del rinnovamento da parte dei popoli.

I possibili autori della frase posta sul frontone del Teatro Massimo di Palermo

Dopo aver provato a rispondere sul significato passiamo alle possibili opzioni sull’autore della frase “l’Arte rinnova i popoli…”.

Ci sono varie ipotesi in ballo tra grandi autori della cultura classica antica come Plinio e Plauto fino ai protagonisti del Novecento come il siciliano Luigi Pirandello (anche se bisogna riconoscere che la frase ha un qualcosa di pirandelliano).

Non mancano anche le teorie che la vedono legata alla leggenda del fantasma della suora del Teatro Massimo o l’appartenenza al progettista del teatro l’architetto Giovanni Battista Filippo Basile.

Tutte queste ipotesi hanno attratto l’interesse di diversi studiosi come lo storico palermitano Rosario La Duca che dopo alcune esclusioni arrivò a due possibili autori: Francesco Paolo Perez, sindaco di Palermo dal 1876 al 1878 e senatore del Regno d’Italia, e Vincenzo Gioberti, filosofo, sacerdote e politico originario di Torino.

Per quanto riguarda Perez, nonostante ci sia una citazione in un opuscolo presente nella biblioteca dei Cappuccini di Palermo, in un’intervista dell’epoca al Giornale di Sicilia si è pubblicamente autosmentito; mentre per quanto riguarda Gioberti pare che la frase gli sia stata affibbiata da un assessore del comune di Palermo durante i funerali dell’architetto Basile.

Per entrambi mancano le documentazioni certe.

Un mistero fitto che, come molte altre storie, vanno a seguire quel finale pirandelliano molto comune nella nostra cara Sicilia.

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