Cos’è la festa dell’autonomia siciliana

La festa dell’autonomia siciliana ricorre il giorno in cui è stato approvato il regio decreto n. 455 da parte del re Umberto II che, ancor prima della Costituzione della Repubblica Italiana, diede il via libera all’approvazione dello Statuto Speciale per la Sicilia.

La storia della Sicilia, dopo lo sbarco degli Alleati durante la Seconda Guerra Mondiale, ha vissuto una serie di tribolazioni tra desideri di indipendenza, tentativi di entrare negli Stati Uniti d’America e voglia di far parte della neonata Repubblica Italiana che sono state placate dalla concessione dell’autonomia speciale.

Cos’è e quando ricorre la festa dell’autonomia siciliana

La Sicilia, prima dello svolgimento del referendum istituzionale del 2 giugno 1946, ottenne la nomina di Regione a Statuto Speciale tramite il regio decreto n. 455 del 15 maggio 1946. Il regio decreto a firma del re Umberto II venne successivamente convertito in legge costituzionale (numero 2) del 26 febbraio 1948 ed inserito nell’articolo 116 della Costituzione italiana.

Questi provvedimenti portarono alla nascita della Regione Siciliana (nella foto il Palazzo dei Normanni che ospita l’antico parlamento), prima regione a statuto speciale italiana, che in ordine cronologico precedette di qualche settimana la nascita della Repubblica Italiana.

Il 15 maggio, giorno dell’approvazione del regio decreto, ricorre quindi la festa dell’autonomia siciliana.

L’autonomia, almeno sulla carta, consiste nel riconoscimento di una notevole autonomia legislativa, politica, amministrativa e finanziaria, così come disciplinato dai 43 articoli dello Statuto Speciale.

I Padri dell’Autonomia siciliana sono riconosciuti nelle figure politiche di Salvatore Aldisio, Giuseppe Alessi, Giovanni Guarino Amella ed Enrico La Loggia, appartenenti a vari schieramenti che facevano parte dell’Alto commissariato per la Sicilia (un governo che guidò la Sicilia dal 1944 al 1947, dopo che gli Americani lasciarono l’isola) e della Consulta regionale siciliana.

I principi dello Statuto della Regione Sicilia prevedono una serie di competenze esclusive in campo normativo che il governo regionale ha su diverse materie. Tra le tante sono note anche al grande pubblico le competenze sui beni culturali, agricoltura, pesca, turismo, enti locali e anche ambiente e polizia forestale. Quest’ultime note per lo più per le varie polemiche ed ironie generate negli ultimi decenni.

Perché la Sicilia è una Regione a statuto speciale

Il quadro storico della Sicilia nel periodo post Seconda Guerra Mondiale era molto particolare. Nell’isola, infatti, era sempre più rilevante il peso del Movimento per l’Indipendenza della Sicilia (MIS) che dopo lo sbarco degli Alleati del 1943 si era dotato anche di un esercito paramilitare che portò l’isola verso anni di banditismo tra posizioni poco chiare.

Per allontanare la voglia di separatismo e far dimenticare il sogno americano di far parte degli Stati Uniti d’America il nascente Stato Italiano e la Sicilia trovarono un accordo, da alcuni studiosi definito di origine “pattizia”, per concedere l’autonomia speciale all’isola.

Lo statuto venne redatto dalla Consulta regionale siciliana, un assemblea costituita nel 1945 che riuniva una serie di rappresentanti di partiti del Comitato di Liberazione Nazionale regionale, dei sindacati e dei ceti produttivi.

In passato per alcuni anni il 15 maggio è stata una data cerchiata in rosso sul calendario con scuole e uffici chiusi. Da qualche anno le chiusure sono abolite anche per evitare facili polemiche sulla concreta attuazione dello statuto.

Il tema della concreta attuazione merita un approfondimento a parte di studiosi terzi. Negli anni tanti politici di vario colore hanno costruito intere campagne elettorali a nome dell’autonomia siciliana senza poi fare nulla di concreto per non disturbare interessi economici (ad esempio nel caso del tema fiscale delle imprese) e di determinate categorie.

Un’autonomia che, quando applicata, per tanti si è trasformata in una sorta di assistenzialismo come ricordano pagine e pagine di polemiche sul numero di dipendenti regionali e sul corpo dei forestali della regione.

Forse si dovrebbe ripartire leggendo in maniera dettagliata cosa prevede lo statuto per ogni articolo senza nessun interesse propagandistico. Ma una volta attuato concretamente nel complesso saremmo in grado di dimenticare i vantaggi dell’assistenzialismo e di essere veramente autonomi in tutto e per tutto?

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