Cosa vedere a Cefalù: la guida con i luoghi, le spiagge e i posti da visitare

Cefalù è un comune della provincia di Palermo con circa 14 mila abitanti che si estende sulla costa settentrionale della Sicilia alle pendici del promontorio roccioso denominato Rocca di Cefalù.

La città fa parte (insieme ad altri centri) del Parco regionale delle Madonìe e inoltre è iscritta tra i borghi più belli d’Italia. Non da ultimo da sottolineare che il Duomo del SS. Salvatore è stato iscritto nel 2015 nella lista dei beni del Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco, insieme alla Cattedrale di Monreale e all’itinerario arabo-normanno di Palermo.

Storia e origini di Cefalù

Le origini del nome derivano da Kephaloidion dal greco Kefalé, ossia capo (o testa) per riferirsi alla rocca che domina il territorio del centro palermitano. La presenza dell’uomo si attesa sin dal periodo pre-ellenico, mentre risalgono ad un insediamento greco la costruzione delle mura megalitiche (V-IV secolo a.C.) e il tempio dedicato a Diana, sempre risalente allo stesso periodo storico anche se inglobava una cisterna protostorica datata intorno al IX secolo a.C.

Nel 307 a.C. Cefalù fu conquistata dai Siracusani, mentre nel 254 a.C. passò sotto il dominio dei Romani che la nominarono città decumana e, nel periodo di Augusto, anche città stipendiaria. La storia di Cefalù continua con la dominazione bizantina durante la quale il centro cittadino si spostò verso la Rocca, come testimoniano i resti di alcune strutture ancora visibili. Nel IX d.C. secolo il territorio, dopo un lungo assedio, fu conquistato da parte dei Musulmani e unito all’emirato palermitano.

Il periodo di massimo splendore della storia di Cefalù si ebbe con l’arrivo dei Normanni che nel 1063 la liberarono dalla dominazione araba. Da allora il centro visse un florido periodo di crescita economica e culturale come testimonia la costruzione del Duomo. Seguirono secoli di lento declino durante le dominazioni degli Svevi, degli Angioini e degli Aragonesi che provocarono confusione con molte lotte tra i sostenitori degli uni contro gli altri.

Nel corso della storia, sin dal periodo delle mura megalitiche, il territorio fu dotato di una cinta muraria e di torri che insieme alla fortificazione naturale della Rocca avevano il compito di difendere la città dai possibili attacchi.

Cosa vedere a Cefalù: la guida con i luoghi di interesse e i posti da visitare

Il nostro giro tra le bellezze e i posti da visitare a Cefalù inizia nei pressi di piazza Garibaldi: da qui da una parte si accede al centro storico, dall’altra (verso ovest) ci si avvia verso via Roma, la principale strada commerciale, parte integrante della città nuova. Proprio piazza Garibaldi è il luogo in cui sorgeva la Porta di Terra (o Porta Maggiore), una delle quattro porte d’ingresso aperte tra le mura megalitiche dell’antico borgo di Cefalù insieme a Porta Giudecca, Porta Ossuna e Porta Pescara (quest’ultima unica sopravvissuta ai giorni nostri).

Sulla base del campanile (chiamata anche Torre dell’Orologio) che si erge in piazza Garibaldi sono visibili i resti della cinta muraria (XVI secolo) e una targa in ricordo del patriota S. Spinuzza. Affianco sorge la chiesa di S. Maria della Catena (o dell’Addolorata) che presenta una facciata rifatta nel XVIII secolo adornata da un bel portico in tufo giallo, composto da un arco a tutto sesto sostenuto da quattro colonne con capitelli ionici. La facciata presenta due statue nelle nicchie laterali, oltre a quella centrale in cui è collocata una statua della Madonna.

Dopo la piazza si ha accesso al Corso Ruggero in cui incontriamo l’edificio dell’Osterio Magno, una costruzione originaria del periodo che va dal XII al XIV secolo, eretta sui resti di una precedente struttura che si pensa sia stata la residenza del Re Ruggero. Ogni volta che un popolo si è succeduto nella città la struttura ha subìto varie modifiche che hanno cambiato l’assetto originario, il quale si può ancora riconoscere in alcuni frammenti. Infatti all’interno è presente una cisterna di epoca romana; parte delle mura, invece, appartengono al periodo greco e a quello bizantino; mentre il palazzo “Bicromo” del XIII secolo, contraddistinto per lo stile a fasce alternate da pietra lavica e tufo arenario, e la torre quadrangolare del XIV secolo sono, infine, di epoca normanna. L’Osterio Magno conserva ancora una trifora risalente al ‘300 nella parte che affaccia in Corso Ruggero e alcune bifore anche nella parte del palazzo “Bicromo”.

Osterio Magno Cefalù
Osterio Magno

Di fronte all’Osterio Magno fino alla fine del XIX secolo sorgeva l’Osterio Piccolo (oggi non più presente), edificio appartenente alla famiglia dei Conti di Ventimiglia. Le due costruzione erano anche legate da un’arcata di cui sono visibili alcuni resti nella spalletta d’appoggio dell’Osterio Magno.

Dopo pochi passi, sempre nel principale corso del centro storico, sulla destra siamo di fronte alla chiesa dell’Annunziata, originaria del XVI secolo, che all’esterno conserva un bel portale lineare in cui al centro è scolpito un rilievo dell’Annunciazione. All’interno è esposto un dipinto dell’Annunciata, opera del pittore palermitano Giuseppe Di Giovanni attivo nel XIX secolo. Sempre sul corso Ruggero, nella piazzetta Battista Spinola, incontriamo la chiesa del Purgatorio (chiamata anche di S. Stefano), risalente al XVII secolo ma restaurata nel secolo scorso. Questa chiesa, un po’ nascosta e poco conosciuta dal grande pubblico, presenta un ricco portale in stile barocco e un’elegante scalinata che precede l’ingresso. In passato la struttura presentava anche due torri (attualmente è visibile solo quella di sinistra che fa da campanile, mentre quella di destra non è stata completata ed è nascosta dall’edificio affianco).

Cosa vedere a Cefalù: il Duomo e il mosaico del Cristo Pantocratore

Proseguendo sul corso Ruggero giungiamo nella piazza del Duomo in cui sulle pareti della Rocca di Cefalù spicca la Cattedrale del Santissimo Salvatore, monumento che dal 2015 fa parte della lista dei Patrimoni dell’Unesco. La costruzione del pregevole Duomo di Cefalù avvenne intorno al 1131 grazie alle intenzioni del Re Ruggero II che, dopo la cacciata degli arabi, si prefisse di riportare la cristianità e di creare una sorta di pantheon del popolo normanno. Altri sostengono che il vero motivo della volontà di costruire il Duomo sia frutto di una promessa fatta da Ruggero II durante una forte tempesta in mare, proprio nei pressi della Rocca di Cefalù: egli si sarebbe impegnato ad erigere un edificio di culto in onore del Santissimo Salvatore qualora si fosse salvato; questo avvenne e il progetto per la grandiosa costruzione venne affidato ad un gruppo di monaci agostiniani francesi. Re Ruggero II, tuttavia, durante la sua vita non riuscì a portare a termine l’opera intrapresa e anche i suoi successori, Guglielmo I e Guglielmo II, faticarono per completarla e abbandonarono l’imponente progetto iniziale.

Lo stile di questa Cattedrale si rifà all’architettura romanica del Nord Europa (importata proprio dai Normanni), ma nel corso dei secoli nella fase di completamento è stato influenzato dai richiami arabi e bizantini su input delle maestranze locali.

Il Duomo è composto da due imponenti torri campanarie normanne arricchite da quattro ordini di finestre sia monofore che bifore e in alto nel ‘400 sono stati aggiunte delle cuspidi piramidali (le Torri da poco sono visitabili e fanno parte dell’Itinerarium Pulchritudinis).

Le due torri racchiudono la parte centrale della facciata che presenta nella parte alta un ordine di archetti ciechi sotto un altro ordine di archetti intrecciati in cui nel mezzo si apre la finestra centrale. Nella parte bassa della facciata, dopo un largo piazzale e una breve scalinata d’accesso, è presente un portico composto da tre arcate opera di Ambrogio da Como risalente al 1471, che precede l’ingresso alla chiesa e che è arricchito da un sontuoso portale decorato da intagli in marmo bianco. Sul fianco destro della Cattedrale sono presenti varie finestre ogivali che ci conducono al pregevole transetto che ha la funzione di raccordare il corpo anteriore della chiesa con la parte absidale.

La Cattedrale di Cefalù
Duomo di Cefalù

La struttura interna è basilicale ed è composta da tre navate divise da 16 colonne (di cui 14 di granito rosa e 2 di cipollino) con capitelli figurati e intagliati che sostengono archi a sesto acuto con doppio archivolto, risalenti all’epoca romana e probabilmente resti di antichi templi. La navata centrale, così come in quelle laterali, ha un copertura lignea a capriate con le travi che riportano dei disegni datati intorno al XII secolo raffiguranti busti, animali fantastici e motivi decorativi in stile arabo; si può notare, inoltre, la data del 1263 che rappresenta l’anno di fine lavori della copertura.

La navata sinistra conteneva due altari del XVI e XVII secolo, tolti a seguito dei restauri del XX secolo; nella stessa campagna di restauri furono ripristinate le originali finestre ogivali soltanto sulla navata sinistra, mentre sul lato destro sono visibili le aperture rettangolari. Nel fondo della navata sono custodite due cantorie d’organo collocate su colonne romaniche e un fonte battesimale romanico con una vasca di pietra lumachella arricchita dalla presenza di quattro leoni scolpiti a rilievo, opera datata intorno al XII secolo.

Nei pilastri da segnalare la presenza di un affresco della Madonna col Bambino (XV secolo) e due statue del XVI secolo che ritraggono la Vergine Annunziata e l’Angelo. Passando al presbiterio dietro l’altare è collocata una Croce lignea del XV secolo realizzata da Guglielmo da Pesaro ed erroneamente attribuita al palermitano Tommaso de Vigilia che mostra nel retro Cristo Crocifisso, nel verso Cristo Risorto.

E’ il momento di descrivere le opere più importanti custodite nel Duomo di Cefalù, ossia gli splendidi mosaici che non possono non catturare la nostra attenzione alzando lo sguardo verso l’abside, le pareti laterali e le vele della prima crociera del presbiterio. Fu proprio Ruggero II a chiamare alcuni maestri bizantini di Costantinopoli per eseguire questi mosaici i quali si trovarono un po’ in difficoltà perché in uno spazio architettonico in stile normanno furono costretti ad eseguire cicli decorativi di matrice orientale. Proprio dall’unione di questi due stili, apparentemente molti diversi, è venuto fuori uno dei capolavori più pregevoli della cultura arabo-normanna.

Questi splendidi mosaici riportano nell’epigrafe in basso la data del 1148, anno della possibile esecuzione. I mosaici seguono il pensiero dell’iconografia bizantina con le figure allungate e ieratiche che sono disposte in processione seguendo i princìpi della gerarchia liturgica. In ordine sono impressi nel catino dell’abside centrale il mosaico che riprende la figura solenne e severa del Cristo Pantocratore, nell’atto della benedizione con la mano destra alzata che presenta l’indice e il medio uniti che indicano le doppia natura umana e divina del Cristo e le due dita unite con il pollice e con il mignolo e l’anulare congiunti che invece si riferiscono al Mistero della Trinità. Il Cristo Pantocratore nella mano sinistra, invece, mantiene aperto il Vangelo nella pagina in cui è riportata una frase di Giovanni (8, 12) sia in greco che in latino che dice: «Io sono la luce del mondo, chi segue me non vagherà nelle tenebre ma avrà la luce della vita». Sotto si scorgono la Vergine contornata da quattro Arcangeli (Michele, Gabriele, Uriele, Raffaele) e ancora più sotto ai lati della finestra ogivale sono impressi le figure dei 12 Apostoli.

mosaico cefalù
Mosaico del Duomo di Cefalù

I preziosi mosaici della Cattedrale del Santissimo Salvatore continuano sulle pareti del presbiterio: a sinistra abbiamo figura di Melchisedek con a fianco i profeti Osea e Mosé, mentre nella fascia inferiore sono ritratti altri profeti come Gioele, Amos e Abdia. Abbassando lo sguardo vediamo raffigurati i Santi diaconi Pietro, Vincenzo, Lorenzo e Stefano che precedono nell’ultima fascia i Santi Gregorio, Agostino, Silvestro e Dionigi.

Sulla parte destra in alto è ritratto dentro un tondo il personaggio di Abramo (a mezzo busto) con ai lati i Re d’Israele Davide e Salomone. I mosaici continuano sotto con la raffigurazione di altri Profeti come Giona, Michea e Nahum, che precedono i cosiddetti Santi guerrieri Teodoro, Giorgio, Demetrio e Nestore. Alla fine il mosaico della parete destra si completa con i ritratti dei Santi Nicola, Basilio, Giovanni Crisostomo e Gregorio Nazianzeno (detti Santi Orientali). L’ultima parte dei preziosi mosaici è presente nelle volta a crociera in cui sono raffigurati gli angeli Cherubini, Serafini e altre figure angeliche.

Secondo gli esperti, la decorazione musiva era probabilmente prevista per l’intera struttura, come testimoniano anche la Cappella palatina di Palermo e il Duomo di Monreale, ma fu realizzata in minima parte, ricoprendo appena la parte che ci è pervenuta sino ad oggi. Inoltre il mosaico sembrerebbe stato realizzato da diverse maestranze e in diverse fasi. La data del 1148 si riferisce, infatti, ai mosaici della prima fase, ossia quelli dell’abside e della crociera; mentre quelli delle pareti, vista la loro diversità di stile rispetto agli altri, apparterrebbero ad una fase successiva (1154-1166) durante il regno di Guglielmo I.

A conclusione del ciclo dei mosaici nella navata sinistra è collocata la statua della Madonna col Bambino, opera di Antonello Gagini datata 1533.

I posti da visitare a Cefalù: il chiostro della Cattedrale e i suoi capitelli

Adiacente al Duomo di Cefalù e ad esso coevo (XII secolo) vi è un chiostro, costruito ad una quota più bassa di circa 3 metri e mezzo rispetto al piano di calpestio interno del Duomo, accessibile uscendo dal duomo e svoltando a destra. Esso rappresenta uno dei più alti esempi di architettura normanna, oltre ad essere il più antico chiostro nel suo genere esistente in Sicilia. Il chiostro ha una forma rettangolare ed è composto da un portico adornato da coppie di colonne binate e pregevoli capitelli che sostengono eleganti archi ogivali. I capitelli sono degli eccelsi esempi di scultura romanica che riportano raffigurazioni antropomorfe, zoomorfe, fitomorfe e altre strane figure animali. Tutte queste rappresentazioni fanno parte di un programma teologico che va dalla creazione dell’uomo fino alla salvezza finale.

chiostro Cefalù
Chiostro del Duomo di Cefalù

Il chiostro nel corso dei secoli ha subìto vari danneggiamenti, come l’incendio del XVI secolo che ha pesantemente danneggiato la parte est; grazie ai restauri degli ultimi anni è stato riportato allo splendore dell’epoca.

Cosa visitare a Cefalù: i palazzi storici di piazza del Duomo

Dopo aver visto il complesso del Duomo ci accingiamo alla visita di alcuni palazzi storici che sorgono nell’omonima piazza. Cominciamo dal Palazzo Vescovile, elegante edifico che si erge sulla destra della piazza (lasciandoci il duomo alle spalle) composto da tre settori decorati da lesene di varia misure e con dei balconi che posseggono delle cornici in tufo; sul portale d’ingresso sono riportati la data di fine dei lavori (1793) e un levriero in corsa che rappresenta lo stemma del vescovo Francesco Vanni (colui che completò il progetto). Annesso al palazzo è situato il Seminario Vescovile, uno dei più vecchi seminari presenti in Sicilia trasferito nell’attuale edificio dopo la costruzione del palazzo Vescovile. Il prospetto presenta una bella facciata divisa in tre settori di diversa misura con differenti tipi di balconi (alcuni con timpano ad arco spezzato) e un semplice portale d’ingresso.

A sinistra, ad angolo con il corso Ruggero, è il Palazzo Pirajno (o Piraino). Il prospetto presenta un portale del tardo ‘500 a conci di tufo, a bugnato, sovrastato dallo stemma della nobile famiglia, posto all’ingresso dell’annesso cortile. La facciata è arricchita da balconi che presentano dei portalini in roccia di lumachella.

Proseguiamo con il Palazzo Legambi (XVIII secolo), in stile neoclassico, che nella facciata riporta alcune decorazioni in conci di tufo. Altro edificio storico è rappresentato dal Palazzo Atenasio Martino Valdina, originario del XVI secolo anche se nel corso dei secoli ha subìto alcune modifiche, come la costruzione del secondo piano nel XIX secolo. Tuttavia il palazzo, appartenente ad una famiglia nobiliare, conserva il portale di tufo del XVIII secolo e, all’interno nell’androne del cortile, degli affreschi datati intorno al XVI secolo che raffigurano S. Francesco d’Assisi e da Paola e l’adorazione della Croce.

La piazza del Duomo presenta anche il Palazzo Maria, l’ex palazzo del Municipio di origini medievali, come attestato dal bel portale ogivale in conci squadrati e cordoli concentrici sorretti da due leoni. Sulla facciata laterale degna di nota è una finestra ogivale con archivolto decorato a fogliame che riprende lo stile catalano. L’ultimo edificio che domina e chiude la piazza più importante del borgo è l’odierno Palazzo del Municipio, ospitato nei locali dell’ex monastero femminile benedettino di S. Caterina, sicuramente medioevale del XII e XIII secolo. Il complesso monumentale, a partire dal Settecento, venne dapprima modificato in modo da assumere le caratteristiche dei palazzi nobiliari del tempo e successivamente, in epoca garibaldina, adibito a Caserma militare. Ad oggi rimane, anche se molto danneggiata, l’annessa chiesa a pianta ottagonale della quale sono visibili, sulla vicina via XXV Novembre, un portale e delle finestre del XVI secolo, appartenenti all’ex chiesa di S. Caterina.

Dalla piazza ci spostiamo verso la via Mandralisca e dopo pochi passi giungiamo nei pressi del cosiddetto Monte di Pietà, istituito agli inizi del XVIII secolo dal commerciante Don Vincenzo Costa insieme al vescovo dell’epoca per contrastare il fenomeno dell’usura. L’ingresso presenta un notevole portale in stile barocco, uno dei più rappresentativi di Cefalù, realizzato con la particolare pietra lumachella che presenta un architrave modanato e sormontato da una grande finestra a sua volta incorniciata.

Proseguendo su questa via ci troviamo nei pressi della sede del prezioso Museo comunale Mandralisca. Questo museo è attivo dal 1934 e nei suoi locali ospita vari reperti e collezioni di archeologia, arte (con la pinacoteca), numismatica, ornitologia, malacologia (migliaia di conchiglie) e anche una ricca biblioteca, tutti oggetti che appartenevano al barone Enrico Piraino di Mandralisca. Tra i numerosi reperti esposti spicca il Ritratto di ignoto marinaio (o Ritratto d’uomo), opera del celebre Antonello da Messina, il più conosciuto pittore siciliano.

Cosa vedere a Cefalù: le mura megalitiche e il Bastione di Capo Marchiafava

Tornando sul corso principale, arriviamo alla fine di questa arteria che termina a destra su via Porpora e a sinistra su via Carlo Ortolano di Bordonaro. Proseguiamo quindi a destra in via Porpora e nel successivo vicolo Miceli che ci conduce pressi di un passaggio pedonale, chiamato Postierla. Una sorta di porta d’accesso che si apre nelle storiche mura megalitiche che fanno parte del sistema di fortificazione. Queste mura risalgono intorno al V-IV secolo a.C., sono composte da blocchi di pietra che si estendevano per tutto il centro del borgo e avevano le quattro porte d’accesso di cui già abbiamo accennato all’inizio dell’itinerario. In questo tratto le mura furono costruite sulla scogliera, per avere una maggiore difesa, oltre a quella naturale. Nel corso dei secoli le mura, con il susseguirsi delle dominazioni, hanno subìto ritocchi, modifiche e restauri, che però continuano a dare l’idea della fortezza costruita intorno a Cefalù.

Se dal corso Ruggero proseguiamo a sinistra in via Carlo Ortolani di Bordonaro ci avviciniamo sempre di più al mare che bagna la costa di Cefalù. Nella vicina piazza Crispi che si apre sulla destra ci troviamo nei pressi del Bastione di Capo Marchiafava, storico baluardo che si affaccia sul mare progettato come elemento che rientrava nel sistema di fortificazioni. La struttura attuale risale al XVII secolo (anche se recentemente restaurata), ma probabilmente anche nei secoli antecedenti esisteva una struttura simile. Da questo spiazzale si può godere di una splendida vista di tutta la costa di Cefalù, fino ad arrivare a vedere alcune delle Isole Eolie (con determinate condizioni meteorologiche).

Bastione Capo Marchiafava
Bastione Capo Marchiafava

I posti da visitare a Cefalù: la Porta Pescara, la spiaggetta della Marina e il lavatoio medievale

Proseguiamo la nostra visita tornando su via Carlo Ortolani di Bordonaro e raggiungendo piazza Marina in cui segnaliamo la chiesa di San Sebastiano, al cui interno custodisce un tabernacolo dorato del tardo ‘600.

Il nostro tour prosegue scendendo su via Vittorio Emanuele, nei pressi di Porta Pescara, l’unica porta d’accesso al borgo di Cefalù ancora oggi esistente.

Porta Pescara di Cefalù
La Porta Pescara di Cefalù

Tramite questa porta si accede alla parte storica della città con il vecchio porto e la famosa spiaggetta della Marina che tra le altre cose ha ospitato varie scene del film Nuovo Cinema Paradiso di Giuseppe Tornatore.

 spiaggetta Marina di Cefalù
Spiaggetta della Marina di Cefalù

Proseguendo, sito sulla destra dopo il numero civico 59, incontriamo il cosiddetto lavatoio medievale, cui si accede da una scalinata detta “a lumachella”. Prima di scendere notiamo un’iscrizione marmorea posta all’ingresso che riporta una frase del letterato palermitano Vincenzo Auria (1655): “Qui scorre Cefalino, più salubre di qualunque altro fiume, più puro dell’argento, più freddo della neve”. Secondo un’antica leggenda, il corso d’acqua di Cefalino fu generato dalle lacrime versate da una ninfa che, dopo aver punito il tradimento del suo uomo con la morte, si pentì.  

La struttura attuale risale agli inizi del XVI secolo quando venne demolito il vecchio lavatoio e costruito uno nuovo. Il lavatoio è composto da varie vasche in cui scorre l’acqua sorgiva che fuoriesce da ventidue bocche di ghisa, di cui 15 rappresentano delle teste leonine. L’utilità del luogo in epoca antica è chiara ed è ricordata da alcuni appoggi che servivano per strofinare i panni da lavare.

Lavatoio Cefalù
Lavatoio di Cefalù

Proseguiamo su via Vittorio Emanuele per un centinaio di metri fino ad incrociare, sulla sinistra, la traversa via Spinuzza in cui ha sede il Teatro Comunale intitolato al musicista Salvatore Cicero. L’edificio venne costruito nel XIX secolo e all’interno nel sipario, nei fondati e nel soffitto sono impressi degli affreschi che si rifanno allo stile liberty. Le decorazioni sono state realizzate dal pittore Rosario Spagnolo, originario di Cefalù, verso la fine del XIX secolo e ritraggono l’allegoria delle arti.

Da via Vittorio Emanuele, si può proseguire verso il lungomare Giuseppe Giardina (di cui parleremo nella parte dedicata al mare) o in alternativa si può tornare verso piazza Garibaldi, punto di partenza del nostro itinerario, passando dalla discesa Paramuro in cui sul lato sinistro si notano alcuni resti delle mura megalitiche che facevano parte delle fortezze difensive del borgo.

Cosa vedere a Cefalù: la Rocca di Cefalù

Da piazza Garibaldi saliamo, oltrepassando un sentiero, verso la fortificazione della Rocca di Cefalù, un complesso difensivo naturale che si univa alla cinta muraria a protezione del centro storico.

panorama Rocca Cefalù
Panorama della Rocca e del borgo di Cefalù

Questa rocca si può esplorare fino alla cima e nel percorso di salita fino a 270 metri s.l.m. sono visibili i resti di mura, forni, alcune cisterne (di cui una grande a quota 135 metri). Nella salita del promontorio incontriamo il Santuario preistorico del Tempio di Diana, risalente al IX secolo a.C., sul quale nel V-IV secolo a.C. ad opera dei Greci fu costruito un edificio, che a sua volta venne trasformato dai bizantini in una chiesa. Nei pressi del santuario è presente una cisterna in cui sono stati rinvenuti vari reperti risalenti al periodo dell’età del Bronzo. In cima alla Rocca di Cefalù troviamo i resti del Castello, uno dei più importanti della Sicilia nel XIII secolo. Da questa Rocca si può ammirare un panorama mozzafiato sul centro di Cefalù e su tutta la costa. Sulla parte del promontorio ad est di Cefalù sono visibili i resti (purtroppo in non buone condizioni) di Torre Calura (o Kalura) datata intorno al XVI secolo. La torre faceva parte del sistema difensivo; infatti è posizionata in un punto strategico per controllare l’intera costa da cui si può godere nuovamente di un meraviglioso panorama della zona.

Altri luoghi di interesse da vedere a Cefalù: le chiese, il Santuario di Gibilmanna e il Castello Ortolani di Bordonaro

Tra le altre cose da vedere in giro per Cefalù ci sono alcune chiese, come quella in pieno centro della SS. Trinità e l’annesso convento di S. Domenico recentemente restaurati. Il prospetto attuale della chiesa risale al XVI secolo, ma già dal ‘400 ci sono delle testimonianze di un precedente luogo di culto che venne poi demolito. In questa chiesa da segnalare la presenza di un bel portale marmoreo adornato da motivi floreali, festoni e testine di angeli. Annesso alla chiesa della Santissima Trinità sorge il convento di S. Domenico (XVI secolo) che possiede un elegante chiostro che si affaccia ai piedi della Rocca di Cefalù. Proseguiamo con la chiesa di S. Maria (XVI secolo), sita in via Umberto I prima di arrivare a piazza Garibaldi, al cui all’interno sono visibili degli affreschi che probabilmente prima ricoprivano l’intera chiesa.

Tra gli altri luoghi che meritano una visita segnaliamo il Santuario di Gibilmanna, ubicato nell’omonima contrada che fa parte del comune di Cefalù, ai piedi del Pizzo S. Angelo, e che raggiunge quota 1081 metri. Il santuario è dedicato alla Santissima Vergine di Gibilmanna (dall’arabo monte – Gibile – della manna, una linfa che si estrae dalla corteccia degli alberi della specie dei frassini che viene usata per usi alimentari e anche in medicina). La struttura è originaria del XVII secolo e fu edificata sul luogo in cui in precedenza esisteva un monastero dei Benedettini Cassinesi. La facciata, insieme al porticato, è stata rifatta nel 1907 ispirandosi allo stile neogotico.

L’interno custodisce il gruppo marmoreo della Pietà (XVII secolo) che si ispira alla celebre opera eseguita da Michelangelo e nell’altare maggiore un tabernacolo ligneo eseguito da Pietro Bencivinni da Polizzi agli inizi del XVIII secolo. Da non perdere la cappella della Madonna con un altare barocco in cui spiccano i marmi policromi, progettato nel 1684 per la Cattedrale di Palermo dallo scultore palermitano Baldassarre Pampillonia su disegno dell’architetto Paolo Amato. La cappella è arricchita da un affresco che ritrae la Madonna e da un Crocifisso ligneo, entrambi risalenti alla precedente costruzione dei Benedettini, mentre sull’altare è collocata la statua marmorea della Vergine col Bambino, datata nel 1534, di autore ignoto che segue lo stile della scuola gaginesca.

All’esterno da segnalare la statua di San Francesco d’Assisi, realizzata da F. Garufi nel 1927, e l’annesso Museo Fra Giammaria da Tusa che espone vari reperti come dipinti, arredi sacri, calici, candelabri, lavori in legno e strumenti delle principali attività del mondo agricolo e artigianale della zona delle Madonie. Dal piazzale si possono godere dei bei panorami verso la costa di Cefalù e le aree interne dei paesi confinanti delle Madonie.

Concludiamo il nostro giro tra i luoghi da visitare a Cefalù con il Castello Ortolani di Bordonaro, situato in contrada Settefrati-Mazzaforno a 3 km dal centro cittadino. Secondo lo storico cefaludese Nico Marino il terreno sarebbe stato un’antica “vinea” (vigna) dei Ventimiglia, mentre la costruzione del castello risalirebbe al XVI secolo ad opera di Antonino Lo Duca.

Il complesso architettonico è costituito da una serie di strutture tra cui emerge una torre merlata al cui interno custodisce alcuni affreschi datati intorno al XIX secolo che raffigurano il periodo dell’epopea garibaldina e scene orientali di gusto esotico. Restano visibili anche una serie di strutture che nel tempo sono state aggiunte all’antica torre merlata: si tratta del baglio con pozzo e piccoli magazzini, il piano nobile, la cantina, il trappeto ed un grande magazzino. Al Castello è annessa la piccola chiesa, dedicata a Santa Felicita ed ai suoi sette figli martiri. Il castello intorno agli anni ’90, a seguito della morte del barone Gabriele Ortolani di Bordonaro, Principe di Torremuzza, è stato donato al comune di Cefalù perché diventasse un centro di attività culturali.

Il mare, le spiagge e il lungomare di Cefalù

Cefalù, oltre alla bellezza del Duomo e di altri monumenti, dispone anche di quasi 30 chilometri di costa e di spiagge che si affacciano sul mar Tirreno.

Le spiagge di Cefalù, dopo aver visto precedentemente la spiaggetta della Marina del vecchio porto del centro storico, proseguono dal lungomare Giuseppe Giardina con il cosiddetto Lido di Cefalù, la spiaggia più conosciuta che si estende per circa 1,5 km. Nei mesi estivi è presa d’assalto da migliaia di turisti per il fondale non molto profondo, che la rende ideale per le famiglie, ma anche per la posizione centrale, con una vista eccezionale tra il mare, il vecchio porto, il Duomo e la Rocca con il suo promontorio.

lungomare di Cefalù
Lungomare Giuseppe Giardina – Lido Cefalù

In direzione Palermo, a 3 km da Cefalù, in contrada Mazzaforno/Ogliastrillo lungo la costa sono presenti vari tipi di spiagge, alcune di sabbia, altre composte da piccoli sassi e alcune in cui l’accesso al mare avviene direttamente dalle vicine rocce. In questa contrada è presenta anche una spiaggia attrezzata, chiamata spiaggia Mazzaforno, con sabbia e piccoli ciottoli, che prosegue fino ad arrivare nei pressi del Castello di Bordonaro. Sempre nella stessa contrada incontriamo anche la Baia dei Settefrati, una spiaggia libera con un mare cristallino.

Proseguendo sempre in direzione Palermo incontriamo la spiaggia di Contrada Playa che si estende lungo la costa tirrenica fino ad unirsi con la spiaggia delle Salinelle e con la costa dei paesi limitrofi di Lascari e Campofelice di Roccella. La costa presenta spiagge di sabbia e un fondale che dopo pochi metri diventa abbastanza profondo.

Tornando sul lungomare di Cefalù, proseguendo verso la Rocca, giungiamo nei pressi del porto turistico sito in contrada Presidiana, in cui si innalza il faro a lampi bianchi di Capo Cefalù. Dopo aver passato il promontorio della Rocca e il porto continuando per la stessa direzione arriviamo nella piccola spiaggia di Caldura. Si tratta di una piccola cala poco frequentata, raggiungibile anche a piedi dal centro storico dopo una lunga passeggiata (con indicazioni segnalate nei pressi del porto e accesso diretto nei pressi di un hotel), che vi regalerà un gran bello spettacolo grazie alla sua spiaggetta di sabbia ghiaiosa e ciottoli e all’acqua limpida che si contraddistingue per il suo color turchese.

Proseguendo, sempre con direzione verso Messina, arriviamo nella contrada Sant’ Ambrogio (a circa 6 km da Cefalù) in cui è presente un lungo tratto di costa sempre con ciottoli e sabbia che però risulta poco conosciuto e quindi può essere l’ideale per chi cerca un po’ di tranquillità anche nei periodi di alta stagione. Il tratto di costa continua con la spiaggia Pollina di Cefalù nei pressi del confinante paese di Pollina (e della frazione di Finale).

error: