Cosa vedere a Taormina: la guida su cosa fare e i posti da visitare

Situata a metà tra le città di Catania e Messina, su una terrazza naturale sul Monte Tauro che affaccia sul mar Ionio con una vista che spazia dai monti Peloritani all’Etna, sorge Taormina, un comune di circa 11 mila abitanti annoverato tra le mete più conosciute al mondo dell’intera Sicilia grazie alla bellezza dei suoi monumenti e dei suoi paesaggi.

Origini e storia della città di Taormina

La lunga storia di Taormina è documentata da non molte notizie, per giunta dubbie. Diodoro Siculo, nel 14° libro della sua Bibliotheca historica, afferma che già prima del 735 a.C. la zona di Taormina era abitata dai Siculi, ma è lo stesso autore che nel 16° libro si corregge, o meglio aggiunge, che la città venne fondata nel 358 a.C. con il nome di Tauromenion (che significa abitazione sul Tauro, il monte su cui sorse) da alcuni profughi greci provenienti dalla vicina città di Naxos i quali stabilirono il centro civile e commerciale nell’attuale piazza Vittorio Emanuele II e costruirono l’Agorà, il Teatro e il Bouleterion.

La città continuò a vivere un periodo di crescita economica e culturale anche dopo la conquista dei Cartaginesi prima e dei Romani poi. Risale, infatti, al periodo della dominazione romana la costruzione o la trasformazione di importanti strutture tuttora visibili, come le Naumachie o il riadattamento del Teatro Antico in anfiteatro.

La prosperità durò fintantoché la città si alleò con Sesto Pompeo contro Ottaviano, governatore della città: destituita dal titolo di “Civitas Foederata” per passare ad essere declassata al ruolo di semplice colonia, Taormina fu costretta a vivere in uno stato di decadenza fino al IV secolo d.C.

Dopo la caduta di Costantinopoli, Taormina fu nominata nuova capitale della Sicilia orientale a discapito di Siracusa. Il periodo florido durò fino all’invasione e alla dominazione araba del 902 che portarono la distruzione di buona parte del centro abitato ricostruito, nell’attuale posizione tra Porta Messina e Porta Catania, solo nel 1079 dai Normanni.

La successiva dominazione spagnola del XVI secolo segnò un periodo meno prosperoso finché la città non venne riscoperta come meta turistica, a partire dal 1700, anche da numerosi intellettuali dell’epoca come Goethe, Otto Von Geleng, Saint-Non, Von Gloeden e molti altri che iniziarono a far conoscere le bellezze di Taormina fino ad arrivare ai giorni nostri.

Cosa vedere a Taormina: luoghi e posti da visitare nel centro storico della perla dello Ionio

Il nostro giro tra le bellezze da visitare a Taormina inizia da Porta Messina, una porta di accesso al centro storico, ricostruita nel 1808, incorporata nella cinta muraria bassomedievale tuttora visibile seguendo via Patrizio (un percorso alternativo prevede l’ingresso al centro storico da Porta Catania con un itinerario opposto rispetto a quello che qui vi presentiamo).

Porta Messina
Porta Messina

Prima di varcare la porta ed iniziare la nostra visita del centro storico di Taormina, segnaliamo sulla destra la presenza della chiesa di S. Pancrazio, patrono della città. La struttura attuale è di origine tardo-seicentesca, anche se la chiesa è stata costruita sui resti di un tempio greco-ellenistico di cui, all’esterno, sono ancora visibili i blocchi di pietra del basamento. Il tempio era dedicato a Giove Serapide, come provato da diversi reperti archeologici rinvenuti nell’area della chiesa: un marmo con epigrafe in greco in cui è citato Serapide e uno con iscrizione latina in cui sono citati Serapide e Iside, entrambi conservati nell’Antiquarium di Taormina; la statua della Sacerdotessa di Iside esposta al Museo Archeologico di Palermo; un anello d’oro, con un’iscrizione in greco dedicata al Sacerdote del Sole, appartenente alla collezione privata di Biagio Spuches e custodita nel suo palazzo Paladini-Platamone.

Al centro della sobria facciata spicca un ricco portale in stile barocco eseguito con marmo di Taormina e composto da quattro colonne in stile ionico, due per ogni lato con al centro le statue di San Procopio (a destra) e San Massimo o San Pancrazio (a sinistra), che poggiano su alte basi ed i cui capitelli sostengono un pesante architrave in pietra di Taormina. All’interno, in stile barocco e un’unica navata, è possibile ammirare la “vara” con la statua di S. Pancrazio Antiocheno, patrono di Taormina, portata solennemente in processione ogni 4 anni durante i festeggiamenti in suo onore il 9 luglio; la statua è stata realizzata nel 1885 per sostituire quella originale del 1519 distrutta da un incendio. Pregevoli anche alcune tele eseguite da Ludovico Suiretch nella seconda metà del XVIII secolo tra cui il Martirio di S. Procopio e alcuni affreschi sempre eseguiti nel ‘700 raffiguranti lo sbarco a Naxos e il martirio di S. Pancrazio.

Terminata la visita della chiesa ci incamminiamo lungo corso Umberto I, la via principale di Taormina che attraversa l’intero centro storico e collega le Porta Messina a Porta Catania. Il primo posto da visitare si trova pochi passi dopo la porta in piazza Vittorio Emanuele II: si tratta del palazzo Corvaja, il più importante edificio di epoca medievale di Taormina.

Il palazzo, che prende il nome dalla famiglia di origini spagnole che lo ha posseduto dal 1538 fino al 1945, presenta caratteri degli stili arabo, gotico e normanno ed è stato più volte modificato ed ampliato durante le varie dominazioni che si sono susseguite dal XI al XV secolo, come mostrano le tre strutture in cui è suddiviso. Posta in primo piano si fa subito notare l’originaria torre araba del XI secolo di forma cubica (come la Kaba della Mecca) costruita per scopi militari e successivamente ampliata alla fine del tredicesimo.

La facciata che dà sulla piazza di Santa Caterina, arricchita con una finestra trifora, presenta un portale di ingresso ad arco che immette in un pittoresco cortile contraddistinto dalla presenza di una scala trecentesca; sul pianerottolo sono situati tre pannelli scolpiti in pietra che raffigurano tre storie della Genesi (creazione di Eva, il Peccato Originale e la Cacciata dal Paradiso).

Il prospetto che si affaccia sulla piazza Vittorio Emanuele II è invece frutto di un successivo ampliamento avvenuto nel XIV e XV secolo per permettere le riunioni del Parlamento siciliano che aveva luogo nel grande salone quattrocentesco alla presenza della Regina Bianca di Navarra, reggente del regno di Sicilia; questa facciata, divisa a metà da una fascia bicroma recante diverse iscrizioni (riferite alle 4 virtù morali: Fede, Giustizia, Fortezza, Temperanza e celano le scelte morali e religiose dei signori che abitarono il palazzo), presenta quattro finestre bifore con archi acuti sostenute nel mezzo da una colonnina e, più in alto, tre finestrine ad arco pigiato.

Il palazzo è incoronato da una merlatura “a coda di rondine” che rievoca il carattere di fortificazione tipica del periodo arabo e che ritroviamo anche in altri palazzi della città.

Palazzo Corvaja di Taormina
Palazzo Corvaja

Sulla sinistra del palazzo Corvaja troviamo la chiesa di Santa Caterina d’Alessandria d’Egitto originaria della metà del XVII secolo e successivamente oggetto di restauro nel XX secolo. La chiesa venne costruita sulle rovine o nelle vicinanze di un tempio ellenistico a sua volta eretto sui resti di un tempio greco probabilmente in onore di Afrodite. Questo è quanto si può dire in seguito all’ultimo restauro che ha permesso di scoprire la cripta sotto la pavimentazione interna oltre a resti di muri e di acciottolato di epoca greco-romana tuttora visibili nel lato destro della chiesa e protetti da una ringhiera in ferro battuto. La sobria facciata presenta un portale settecentesco ornato ai lati da due colonne corinzie che sostengono un frontone spezzato tutto in marmo rosa di Taormina; nella nicchia sovrastante il portale è collocata la statua di Santa Caterina rappresentata con la spada nella mano destra e la palma del martirio nella sinistra affiancata ai lati da due angioletti, opera originaria del 1705 eseguita dallo scultore Paolo Greco; ancora più in alto troviamo una finestra con un architrave che riproduce il frontone di un tempio greco. Incorporato alla facciata si scorge un piccolo campanile, mentre sulla sinistra sorge la sagrestia che presenta una facciata con finestrelle-oblò ornate da conchiglie marine.

L’unica navata della chiesa, di chiaro stile barocco, si apre sull’altare maggiore e i 2 minori tutti decorati da colonne a torciglione in gesso con in cima degli angioletti. All’interno sono custodite alcune opere di una certa importanza: la tavola dell’altare maggiore del Martirio di Santa Caterina (XVI secolo), attribuita al messinese Jacopo Vignerio; la tela seicentesca del Trionfo della Croce, posta nell’altare minore a sinistra; sullo stesso lato è visibile la tela della Madonna in gloria e santi carmelitani (XVII secolo), opera eseguita dal messinese Antonio Alberti, detto il Barbalonga; la statua marmorea di Santa Caterina d’Alessandria, posta all’entrata a destra, che riporta la data del 1493 proveniente dall’antica chiesa di Santa Caterina fuori le mura, l’attuale chiesa dei Cappuccini.

Come abbiamo accennato, la chiesa di Santa Caterina d’Alessandria dentro le mura fu costruita addosso ai ruderi del Teatrino Romano, di cui si distrussero parte dell’orchestra e la scena. Dietro la chiesa, infatti, troviamo i resti dell’Odeon, un piccolo teatro romano edificato durante l’impero di Cesare Augusto Ottaviano, nel II secolo d.C. L’Odeon, riscoperto nel 1893, è composto da cinque cunei di gradini; sono ancora visibili i muri che sostenevano il palco di legno e i resti di una camera molto probabilmente usata dagli attori. Esso impiegava come fronte della scena lo stesso tempio ellenistico i cui resti sono visibili nella chiesa di Santa Caterina.

Tornando su corso Umberto, vicino al palazzo dei Congressi in piazza Vittorio Emanuele II sono visibili i resti di una struttura termale di epoca romana. A destra del palazzo percorrendo la via omonima raggiungiamo uno dei monumenti più affascinanti della città: il Teatro Greco o Teatro Antico (la storia e tutte le informazioni su orari e biglietti per visitarlo).

Cosa vedere a Taormina: l’incantevole Villa comunale

Ritornando indietro su via Teatro Greco, scendiamo in una delle traverse per andare a vedere i Giardini della Villa Comunale “Parco Duca Di Cesarò” (situata in via Bagnoli Croce). In origine la villa è stata abitata dalla nobildonna scozzese Lady Florence Trevelyan che nel 1884 si trasferì a Taormina e sposò il sindaco Salvatore Cacciola. La villa è ricca di piante (alcune rare) come palme, piante grasse, magnolie, ibischi, bouganville e molte altre; inoltre al suo interno è possibile ammirare delle particolari abitazioni dall’aria orientale, chiamate “victorian follies”, costruite su volontà della stessa Lady Trevelyan al solo scopo ornamentale, come ad esempio quella che somiglia ad un alveare chiamata “the beehives”.

Taormina Villa comunale
Una costruzione della Villa Comunale

Dalla villa, oltre a godere di una serie di colori offerti dai vari fiori e piantagioni presenti, è possibile apprezzare una splendida vista su tutta la costa di Taormina e Giardini Naxos che spazia dal Teatro Greco alle pendici dell’Etna.

Risalendo in via Giovanni Di Giovanni incontriamo la chiesa di Santa Domenica (XVII secolo) di uno stile molto semplice e non definito sia nella facciata che all’interno; in stile barocco è invece il sontuoso e bellissimo altare lavorato ad intarsio e a mosaico, in marmo rosso di Taormina, con 4 colonne corinzie decorate da figure geometriche. In alto il dipinto della Santa con la palma del martirio in mano conclude il pregevole altare. Segnaliamo anche un bellissimo fonte battesimale ottagonale in marmo rosso di Taormina e con copertura in legno e la tela Madonna della Lettera fra S. Pancrazio e S. Procopio, firmata e datata del pittore messinese Vincenzo Tuccari che la dipinse nel 1709.

Riprendiamo il nostro tour risalendo verso corso Umberto in cui sono situati vari palazzi e chiese da vedere. Come ad esempio l’ex chiesa S. Maria del Piliere, situata al civico n.42, che nella facciata conserva il portale originale del XVI secolo e il rosone, posto al di sopra del portale, a quattordici raggi con all’interno una croce. Più avanti, dal numero civico 44 al 54, incontriamo un palazzo storico decorato con delle rigide cornici che si rifanno al periodo del primo barocco siciliano (XVI secolo).

Continuando su corso Umberto I in una piccola traversa, tra i numeri civici 102 e 104, sono situate le Naumachie, opera romana visibile dal 1943 costituita da un prospetto murario in mattoni rossi di ben 122 metri con grandi e piccole nicchie. Solitamente queste opere venivano usate dai romani come una sorta di teatro per rappresentare delle battaglie navali, ma le Naumachie di Taormina forse furono usate come gymnasium o struttura per contenere delle cisterne d’acqua. Proseguendo la nostra passeggiata nel centro storico, ai numeri 118-122 incontriamo un edificio che conserva ancora tracce di originari elementi che risalgono al ‘400.

Cosa vedere a Taormina: la terrazza di piazza IX Aprile e la torre dell’Orologio (porta di mezzo)

Il nostro tour continua fino ad arrivare in piazza IX Aprile in cui è situata una sorta di terrazza con un belvedere mozzafiato da cui ammirare uno dei più bei panorami che offre Taormina con la visione della costa orientale, del Teatro Greco e del vicino vulcano dell’Etna. In questa piazza sorgono l’ex chiesa di S. Agostino (ora sede della biblioteca comunale) costruita nel 1486 con un campanile che ha un disegno che somiglia ad una piccola torre merlata ed un portale ad architrave costruito utilizzando il marmo di Taormina.

taormina piazza IX aprile
la terrazza di piazza IX Aprile

Nella piazza è presente anche la chiesa di San Giuseppe, originaria della fine del XVII secolo, caratterizzata dalla presenza di una doppia rampa di scale che conduce all’ingresso. La struttura della chiesa è a croce latina con un grande portale centrale realizzato con marmi di vari colori sempre di Taormina; in alto è situata la statua di Cristo Re pronto a benedire. All’interno sono custodite otto tele che raffigurano alcune Scene della vita di Maria (1660), decorazioni in stucchi del XVIII secolo e alcuni affreschi come quello di San Giovanni Bosco bambino fra la Madonna e Gesù.

Sempre nella piazza per proseguire verso il corso Umberto dobbiamo passare dalla Porta di Mezzo (o dell’Orologio), su cui appunto abbiamo la Torre dell’Orologio di origine bassomedievale costruita, molto probabilmente, sui resti di mura ellenistiche e successivamente distrutta dall’invasione dei francesi del 1679. Nella parte interna della Porta di Mezzo ci sono delle piccole tracce di un affresco (sicuramente antico) e un mosaico della Madonna con in braccio Gesù Bambino realizzato nel 1966 ma seguendo lo stile dell’arte bizantina.

taormina torre orologio
Torre dell’Orologio o Porta di mezzo

Dopo aver attraversato la porta di Mezzo/Torre dell’Orologio prendiamo la via d’Orville e percorrendo una scalinata arriviamo alla chiesa del Varò (o della Visitazione) edificata intorno alla fine del XVIII secolo. La facciata non presenta uno stile molto artistico, infatti da segnalare solo la presenza di una torre che costituisce il campanile della chiesa. Dietro la chiesa è presente una cripta cristiana, molto antica anche se difficile da collocare nel corso della storia. L’interno ad un’unica navata è decorato da stucchi bianchi e custodisce una Croce dipinta da parte di un anonimo che potrebbe risalire al periodo tardo-trecentesco, due tele raffiguranti la Madonna e S. Giovanni ad opera del pittore messinese Vincenzo Tuccari del XVII-XVIII secolo e un affresco del Trionfo della Croce che viene attribuito sempre al Tuccari con San Michele Arcangelo crocifero attorniato da angeli festosi.   

Riprendendo il corso Umberto I notiamo che anche questa seconda parte è caratterizzata dalla presenza di palazzi e chiese che riportano testimonianze dell’architettura del’400. Infatti, sin dal numero civico 147 notiamo la presenza di un portale gotico; nel civico 172 un portale ad arco ribassato conduce in un cortile, ancora al n.176 è situato un altro portale ad arco ribassato dal doppio archivolto; mentre al n.190 è visibile un arco a sesto ribassato con un archivolto inscritto in una cornice culminante in un vertice inflesso. Poco più avanti a destra al civico 185 sorge l’ex Chiesa di S. Giovanni di Malta originaria del 1533 (oggi sede dell’Associazione Nazionale dei Combattenti) che conserva un rosone in pietra di Taormina con una piccola croce.

Più avanti una scalinata ci conduce al Palazzo Ciampoli (XV secolo), esempio di architettura gotico-catalana. L’edificio composto da due ordini con un bel portale e un cortile (con un altro portale) antistante il palazzo. Nel secondo ordine da segnalare delle bifore finemente decorate.

Cosa vedere a Taormina: la Cattedrale di S. Nicolò e la piazza Duomo

Tornando sul corso principale di Taormina, dopo pochi passi giungiamo alla piazza del Duomo in cui ha sede il Palazzo Municipale contraddistinto dalla presenza al secondo piano di finestre datate intorno al tardo ‘700.

Nella piazza sorge la Basilica Cattedrale di S. Nicolò, edificata per la prima volta nel XIII ma successivamente ricostruita nel XV-XVI secolo. Una costruzione che mantiene i caratteri medievali (come altri edifici a Taormina), molto particolare per la merlatura che decora i bordi di tutto il perimetro dell’edificio che la fa assomigliare più ad una fortezza che ad un luogo sacro. La Cattedrale di Taormina è stata eretta con l’utilizzo di grossi blocchi di pietra ed ha un disegno a croce latina. La facciata del Duomo segue lo stile romano-gotico, al centro è collocato un portale manieristico ricostruito nel 1693 con due colonne in stile corinzio e due stipiti (appartenenti al portale originale) ai lati sono scolpiti undici figure per lato rappresentanti, tra gli altri, San Paolo, San Pietro, S. Pancrazio e S. Nicola (le prime due figure in alto). A lato al portale centrale troviamo due monofore ad arco ogivale risalenti al ‘400 e un rosone realizzato con pietra di Siracusa. Anche sulle due fiancate della chiesa sono presenti due portali e due rosoni: a sinistra abbiamo un portale del ‘400 decorato da motivi floreali a viticcio, mentre nell’architrave vengono raffigurati i SS. Pietro e Paolo con il Cristo benedicente; nella fiancata a destra, invece, il portale è del ‘500.

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Cattedrale di S. Nicolò

L’interno è composto da tre navate e tre absidi con alcune colonne in marmo rosa di Taormina asportate, secondo una leggenda, dal vicino Teatro Greco. La chiesa non ha uno stile predefinito, infatti, sono presenti richiami artistici di varie epoche: gotico, rinascimentale, barocco. All’interno sono custodite alcune opere da non perdere come il dipinto su tavola della Visitazione e i Ss. Giuseppe e Zaccaria, opera del 1463 eseguita da Antonino Giuffré, originariamente custodita nella chiesa del Varò; il polittico su tavola opera di Antonello de Saliba (1504), nipote del grande pittore siciliano Antonello da Messina, in cui sono raffigurati la Madonna con il Bambino tra i Ss. Girolamo e Sebastiano nel primo ordine e in alto la Pietà tra le Ss. Lucia e Agata (ai lati) mentre in basso la cornice con Gesù e gli Apostoli. Quest’opera proviene dall’ex chiesa di San Sebastiano (oggi ex chiesa di Sant’Agostino); la statua di S. Agata (XVI secolo), opera di Martino Montanini allievo di Giovanni Angelo Montorsoli che è stata trasferita nel Duomo di Taormina dal convento di San Domenico (ex Chiesa di S. Agata) dopo i bombardamenti del 9 Luglio 1943; il dipinto su tavola della Madonna col Bambino in trono, S. Giovanni Battista e profeta Elia con nella lunetta in alto l’Eterno Padre e Crocifisso, opera rinascimentale del XVI secolo. A sinistra dell’altare maggiore è situata la cappella del Sacramento ricostruita nel 1749 seguendo lo stile barocco mentre a destra dell’altare maggiore nella cappella con arcata rinascimentale è presente un tabernacolo manierista del 1648 ed è collocata una statua in alabastro della Madonna col Bambino (inizio XVI secolo) di scuola gaginesca, così come i due leoni stilofori che sostengono lo stemma della città (il Centauro) che sono situati prima dell’ingresso della cappella.

Sulla destra della piazza è situata la casa Floresta e l’annesso cortile che ha un portale e una scala (simile a quella di Palazzo Corvaja) con elementi architettonici del ‘400 e del ‘500. I Floresta erano una della famiglie storiche di Taormina che iniziarono ad ospitare i primi turisti in arrivo fondando il Grand Hotel Timeo nell’800, storica struttura alberghiera ancora presente nelle vicinanze del Teatro Greco.

Di fronte al Duomo è collocata la fontana della piazza costruita nel 1635 dagli amministratori dell’epoca seguendo uno stile barocco. L’opera viene chiamata anche “4 fontane” per le colonne che delimitano i quatto angoli, su cui sono posti quattro cavallucci marini dalla cui bocca esce l’acqua. Sul lato opposto della chiesa vi è una gradinata che conduce al piazzale S. Domenico dove sorge l’omonimo ex convento (ora struttura alberghiera) che conserva ancora elementi autentici come il chiostro meridionale (XVI secolo), nel quale è visibile il portale originale con lo stemma dell’ordine dei domenicani, e il campanile della chiesa (XVII-XVIII secolo) e alcuni arredi all’interno.

Prima di arrivare alla Porta Catania, che delimita il centro di Taormina a sud, da non perdere il palazzo dei Duchi di S. Stefano, opera che risale alla seconda metà del XIII secolo. L’edificio è stato innalzato su una precedente costruzione che conteneva delle mura di origine araba e rappresenta uno dei più bei esempi ancora visibili dell’arte gotica siciliana. Il palazzo è stato costruito con l’utilizzo di grandi blocchi di pietra, la facciata presenta delle semplici bifore nel primo piano, mentre nel secondo sono arricchite da archi trilobati e da un rosone con all’interno una stella a sei punte. Nella parte alta del palazzo da segnalare la cornice bicroma. Il palazzo è la sede della Fondazione G. Mazzullo e all’interno sono esposte le opere dello stesso scultore messinese originario di Graniti. All’esterno il palazzo è arricchito da un giardino curato e da un piccolo pozzo.

Dopo aver visitato questo palazzo, torniamo verso il corso fino ad arrivare a Porta Catania (chiamata anche del Tocco) che conserva un ballatoio con cinque caditoie e un’edicola con stemma Aragonese del 1440.

Porta Catania
Porta Catania
Cosa vedere a Taormina: gli altri posti da visitare fuori dal centro storico

Prima di uscire possiamo salire sulla strada che porta verso Castelmola passando dalla salita Hibraim e dalla via Dionisio I che conducono alla Badia Vecchia o Badiazza, un torrione merlato a pianta quadrata di origine normanna con elementi decorativi dell’architettura gotica del tardo trecento con influenze arabe e normanne. Molto caratteristico il prospetto arricchito da tre bifore a sesto acuto, decorati in alto da alcuni rosoni (tre nella finestra centrale). In questo palazzo è ubicato il Museo Archeologico di Taormina con vari reperti del periodo ellenistico-romano e del periodo medievale-rinascimentale.

Altri luoghi da visitare a Taormina sono la chiesa di S. Antonio Abate, costruita nel 1330 nella zona meridionale di Porta Catania nel luogo in cui sorgeva la Porta di S. Antonio distrutta dai bombardamenti del 9 Luglio 1943 e ricostruita utilizzando le stesse pietre originali. La facciata conserva il portale originale in calcare bianco con arco acuto in stile gotico e il bel campanile in stile barocco, mentre all’interno da segnalare la presenza del presepe permanente esposto dal 1953, opera dell’artigiano Dionisio Cacopardo che riproduce tutti i principali monumenti della città.

Sempre fuori da Porta Catania segnaliamo la chiesa del Convento di Sant’Antonio da Padova (ex chiesa di Santa Caterina d’Alessandria – XVI secolo) che tra le cose da vedere custodisce un portale ogivo con stipiti in pietra di Taormina e architrave in marmo rosso (sempre di Taormina) e in alto un piccolo rosone, mentre all’interno custodisce una Meridiana datata 1837.

Prima di lasciare Taormina, vi sono altri luoghi da visitare, tra cui segnaliamo:

  • la chiesa dei SS. Pietro e Paolo situata lungo la strada provinciale via Pirandello, una delle più antiche chiese di Taormina, originaria del’400 anche se la facciata attuale, arricchita da un semplice portale in pietra di Taormina, è del XVIII secolo. All’interno da segnalare la struttura con arcate gotiche e un altare sempre in stile gotico con degli affreschi del’400 che raffigurano i 12 Apostoli;
  • poco più avanti incontriamo i resti di una più ampia necropoli Araba a metodo colombario (ossia celle simmetriche collocate una sopra l’altra) scavata direttamente nella roccia, realizzata nel periodo bizantino intorno al X-XI secolo;
  • alle spalle della necropoli araba è situato il più antico convento di Taormina, quello dei Frati Minori Osservanti (oggi sede di una casa di riposo), e la chiesa di S. Maria di Gesù (XVI secolo) con annesso chiostro che possiede un ricco portale coevo in stile rinascimentale decorato da un doppio bordo di nera pomice lavica;
  • sempre su via Pirandello segnaliamo la chiesa Anglicana di San Giorgio costruita nel 1922, su indicazione di Sir Edward e di altri nord europei, ispirandosi allo stile greco-romano; essa rappresenta la storia e l’incontro tra persone di diverse culture che scelsero di vivere a Taormina per le sue bellezze. A riguardo da non perdere il panorama che si può ammirare affacciandosi dal giardino: la vista spazia dall’Isola Bella fino allo Stretto di Messina.
Cosa vedere a Taormina: il castello del Monte Tauro e la stazione ferroviaria

Tutto il centro storico è sormontato dalla presenza del Monte Tauro (circa 400m sopra il livello del mare) che protegge dall’alto tutta Taormina. Su questo monte è situato il Castello di Monte Tauro, opera di fattura medievale risalente al periodo arabo-normanno intorno all’XI-XII secolo. Le varie dominazioni successive hanno modificato la struttura di questa fortezza (chiamata anche con il nome di “Castello Saraceno”). Oggi è possibile vedere i resti delle mura, la torre, una cisterna e un corridoio sotterraneo. L’interno al momento non è visitabile ma potete sempre decidere di salire al castello per ammirare lo splendido panorama con la visione di tutta Taormina, del vulcano dell’Etna, di parte della costa orientale della Sicilia, fino ad arrivare alle coste della Calabria. Il castello è raggiungibile anche a piedi dopo una bella e lunga salita.

Prima di arrivare in cima incontriamo la chiesa della Madonna della Rocca, un santuario molto semplice ma estremamente importante per i taorminesi che la terza domenica di Settembre celebrano la festa della Madonna della Rocca. La chiesa è così chiamata perché è stata costruita sfruttando la conformazione a grotta della roccia lì esistente ed è legata ad una leggenda che narra dell’apparizione della Madonna ad un giovane pastore (anche se in realtà si trattava di un’icona bizantina che viene venerata dai taorminesi). All’esterno della chiesa da notare la presenza di una grande Croce in cemento armato rivolta ad oriente che viene illuminata ogni notte ed è visibile da ogni parte della città.

Concludiamo con il luogo di partenza o di arrivo a Taormina, ovvero la Stazione ferroviaria di Taormina-Giardini che si trova nella frazione di Villagonia. La linea venne inaugurata nel 1866, mentre l’edificio fu costruito intorno al 1926 nella zona in cui sorgeva lo storico Castello di Villagonia che venne abbattuto per dare vita al palazzo della stazione. Il nuovo fabbricato dei viaggiatori prende spunto dallo stile architettonico del castello ma con l’aggiunta dello stile liberty siciliano. Il prospetto presenta due torri merlate e finestre ad arco e sesto acuto che si rifanno al periodo arabo-normanno. Gli interni sono molto curati con arredi di fine Ottocento e affreschi e decorazioni varie eseguiti dal pittore palermitano Salvatore Gregorietti, uno dei massimi esponenti del liberty siciliano.

Cosa vedere a Taormina: isola Bella, Grotta Azzurra, le spiagge e il mare

Il territorio di Taormina dal Monte Tauro arriva fino al mare con alcune frazioni marinare come quella di Mazzarò, collegata da una funivia con il centro di Taormina. La frazione è caratterizzata dalla presenza della macchia mediterranea con varie piante e da una baia con una piccola spiaggia con scogli e grotte di varie dimensioni, tra cui merita un’escursione la cosiddetta Grotta Azzurra, meta molto apprezzata dai subacquei e dalle varie barche in giro per la costa.

La baia di Mazzarò confina con l’Isola Bella, un isolotto situato a pochi metri dalla costa e dall’omonima spiaggia (raggiungibile anche a piedi) che dal 1998 fa parte di una riserva naturale.

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Isola Bella

Il nome di questa isola è stato assegnato dal fotografo tedesco Wilhelm von Gloeden che grazie al suo operato la fece conoscere in tutto il mondo. Isola bella, infatti, è uno dei simboli di Taormina grazie al suo fascino e alla sua naturalezza. Questo isolotto ha una lunga storia ma è principalmente legata a Lady Florence Trevelyan, nipote della Regina Vittoria, che lo aveva acquistato nel 1890 e successivamente arricchito con un giardino pieno di varie specie botaniche tropicali che si sono aggiunte ad alcune piante già presenti (alcune molto rare ed a rischio estinzione). In seguito l’isolotto, dopo una serie di passaggi di proprietà, è stata acquistata dalla Regione Sicilia che ha dato il via libera alla formazione della Riserva Naturale e anche all’apertura del Museo Naturalistico di Isola Bella e Villa Caronia. 

Tra le altre spiagge della costa taorminese segnaliamo quella di Spisone e quella di Mazzeo che si uniscono al litorale di Letojanni che prosegue lungo la costa ionica.

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