Le origini e il significato del Cristo in gonnella di Scicli

Tra i luoghi e i monumenti da visitare a Scicli (cosa vedere) nella centralissima via Mormino Penna all’interno della chiesa di San Giovanni Evangelista è presente il cosiddetto dipinto del “Cristo in gonnella di Scicli”, una rarissima raffigurazione dalle antiche origini e dal significato che si intreccia con l’epoca risalente alla dominazione spagnola.

In questo dipinto, chiamato anche con il nome di “Cristo di Burgos”, è ritratta la crocifissione di Gesù che però indossa una tunica che riprende la forma di una gonna, da qui il nome di Cristo in gonnella come viene chiamato dagli abitanti di Scicli.

Una rappresentazione inusuale che solo negli ultimi anni ha stuzzicato la voglia di approfondimento da parte di tanti studiosi che hanno rivalutato un’opera di pregio fino a quel momento poco considerata.

La descrizione del dipinto della chiesa di San Giovanni Evangelista di Scicli

Passeggiando lungo la via Francesco Mormino Penna tra le meraviglie tardo barocche di Scicli, tra i tanti palazzi e chiese iscritti alla lista dei patrimoni Unesco del Val di Noto, in una di queste chiese è custodito un raro dipinto dalla lunga storia, legata all’influenza spagnola, che si rifà a delle antichissime forme di raffigurazione. 

Si tratta del dipinto del Cristo in gonnella, custodito all’interno della chiesa di San Giovanni Evangelista di Scicli, alla sinistra della navata centrale, un’opera dalle origini e dal significato molto interessante.

La chiesa di San Giovanni Evangelista, con la sua particolare facciata concavo-convessa, è situata affianco al palazzo del Municipio, sede del Commissariato di Vigata nella serie tv del Commissario Montalbano (le location).

Un volta ammirato il quadro tutti i visitatori si soffermano sulla particolare iconografia. Nella descrizione dell’opera, infatti, è ritratta la crocifissione di Cristo che però dai fianchi fino ai piedi presenta una tunica bianca scura con delle larghe pieghe verticali e decorata da una fascia a merletto. Ai piedi, invece, si notano due coppe argentate e un uovo di struzzo, quest’ultimo simbolo nell’era cristiana del Medioevo rappresentava l’emblema del corpo di Cristo, della sua morte e della sua resurrezione.

L’opera è risalente al XVII secolo di autore ignoto ma di chiara fattura spagnola. A dire il vero le ultime analisi hanno evidenziato la presenza, sotto l’uovo di struzzo, della data di esecuzione (1696) e di una probabile firma dell’autore che è stata decifrata in tale “Don Juan de Parlazin” o “Parlazerin fecit 1696”, un pittore spagnolo semi-sconosciuto originario di Medina del Campo (Valladolid). Tra l’altro in un eremo della città è disponibile un’altra versione simile al Cristo in gonnella di Scicli che rappresenta più di un indizio.

Quest’opera è rimasta per secoli nell’anonimato nella sacrestia della chiesa fino a quando un prete, don Paolo Ruta, ha deciso di restaurarla e di esporla nella chiesa.

Le origini, gli intrecci con la storia e il significato del Cristo in gonnella di Scicli

L’inconsueta iconografia dell’opera ha delle antiche origini che si ricollegano alla Spagna, precisamente alla Cattedrale di Burgos, nella quale in una delle cappelle è custodita una scultura in legno di un antico crocifisso, fonte di miracoli.

La scultura, dalle incerte origini che la fanno risalire al periodo di Nicodemo (discepolo di Gesù), presenta sin dall’approdo a Burgos datato nei primi anni del 1300 un particolare panno, una sorta di tunica, che ricopre la parte che va dai fianchi fino alle caviglie. 

Il panno attualmente viene cambiato di colore in colore in base al calendario liturgico. Proprio da questo dettaglio l’opera prende il nome di Cristo di Burgos, l’altro nominativo con cui viene chiamato il dipinto.

Dall’iconografia della statua tanti pittori spagnoli hanno creato diversi dipinti con la rappresentazione del Cristo con questo particolare panno, un soggetto molto diffuso sia in Spagna che nel Centro e nel Sud America. 

Durante la dominazione spagnola in Sicilia, uno di questi dipinti è arrivato a Scicli insieme ad un nobile spagnolo, tale Domingo de Cerratòn, così come ricostruito recentemente dal professore Paolo Militello dell’Università di Catania.

Il barone, originario proprio di Burgos, assunse diversi incarichi tra Palermo e Scicli fino alla morte improvvisa (insieme ai due figli). La moglie, dopo aver perso tutti i suoi familiari, decise di farsi suora e di portare in dotazione proprio quel dipinto che solo recentemente è stato rivalutato.  

Il dipinto del Cristo in gonnella di Scicli non è un unicum in Italia, infatti, un po’ per caso è stato scoperto che un’altra copia del particolare quadro ispirato all’iconografia del Crocifisso della Cattedrale di Burgos è presente in un piccolo oratorio privato di Gravedona, in provincia di Como.

A dare lustro a questa versione è stata una turista in visita a Scicli che, dopo aver visto il dipinto nella chiesa di San Giovanni Evangelista, dichiarò alla guida e ai presenti di aver visto un’opera simile nell’oratorio di Gravedona alimentando nuove ricerche sulle origini dell’opera.

Questo tipo di iconografia, almeno in parte, è presente in altre opere in Italia, come nella Cattedrale di Lucca con la scultura detta il Volto Santo di Lucca in cui il Cristo in croce è rappresentato con una tunica che ricopre però tutto il corpo. Una scultura anch’essa legata alla figura di Nicodemo con cui potrebbero esserci delle assonanze tutte da scoprire.

error: